Un imprenditore di Busto Arsizio è diventato testimone di giustizia nel processo Hydra, fornendo una dettagliata deposizione che ricostruisce un’esperienza fatta di paura, minacce e violenze attribuite alla famiglia Nicastro. Il racconto, ascoltato dai giudici del Tribunale di Milano, ripercorre quasi mezzo secolo di vita dell’uomo, dall’emigrazione dalla Sicilia alle difficoltà incontrate in Lombardia, segnate da un senso di sradicamento e discriminazione.
Il testimone descrive scene di pestaggio durante le quali ha ricevuto minacce esplicite, tra cui l'affermazione «Ti brucio vivo, ti do fuoco al locale». Attribuisce queste intimidazioni a Dario Nicastro e ai suoi familiari, coinvolti nell’inchiesta Hydra che indaga su una presunta alleanza tra ’ndrangheta, Cosa nostra e camorra. La deposizione evidenzia un clima di terrore diffuso, in cui l'uomo si sentiva “una nullità” e vittima di un sistema di controllo esercitato da individui che ‘comandavano’ nella zona.
La testimonianza si inserisce nel contesto del processo Hydra, nato dall’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano. Il gup ha riconosciuto l'esistenza dell'associazione mafiosa contestata e il testimone ha raccontato di aver assistito a omicidi e stragi durante la sua giovinezza, spingendolo ad emigrare dalla Sicilia alla Lombardia.
Il racconto dell’imprenditore è segnato anche da un senso di ingiustizia: «I lombardi non ci volevano. Non ci affittavano la casa». La sua storia illustra le difficoltà incontrate dagli immigrati meridionali all'arrivo al Nord, caratterizzate da discriminazioni e limitazioni nell’accesso al mercato del lavoro e all’alloggio. Il processo Hydra ha portato a 62 condanne e 18 assoluzioni, con la conferma della responsabilità di alcuni imputati.