Venezia, 3 novembre 1966. La calle Vallaresso, per Arrigo Cipriani del bar Harry’s, era soprannominata «Calle del vento» a causa della forza degli scirocco che spesso la colpivano. La sera del 3 novembre, verso le 10:00, l'acqua del Canal Grande iniziò ad entrare nella calle, spinta da un vento impetuoso. Cipriani chiuse il bar anticipatamente, osservando un barometro mai così basso.
La mattina successiva, 4 novembre, l’acqua era salita in tutta Dorsoduro. Il bar Harry’s aveva solo nove clienti all'interno: il cuoco, tre camerieri e gli addetti alle pulizie. La sala al piano terra, a 120 centimetri sul medio mare, era sommersa da almeno 50 centimetri d’acqua. In cucina i forni erano già allagati, quindi tutti si rifugiarono al secondo piano per evitare danni.
In una scena insolita, Cipriani fece persino una pipì in sala, davanti al bancone, mentre aspettava gli altri clienti. Nonostante ciò, il bar era pieno di clienti abituali, tra cui un rettore dell’Università di Ca’ Foscari e suo fratello, che si presero del tempo per consumare rigatoni al pomodoro preparati dal cuoco, con bottiglie di vino aperte per alleggerire l'atmosfera. Il piatto di rigatoni è diventato oggi un pezzo da museo.
Il racconto testimonia la resilienza e lo spirito comunitario di Venezia durante eventi alluvionali, evidenziando gesti inaspettati e la capacità di mantenere un’attività nonostante le avversità.