La morte di Jessica, avvenuta in circostanze che ora risultano tragicamente collegate a un tentato suicidio del marito Nadir e a un'amante, è al centro di un’inchiesta complessa. Le prime indagini hanno rivelato una serie di minacce e comportamenti manipolatori da parte dell’uomo nei confronti della moglie, culminati nell’utilizzo di insulina che l’ha portata alla morte.
I Precedenti Conflitti e il Tentativo di Suicidio
Secondo quanto emerso dalle indagini, Nadir aveva confessato all'amante di volersi separare da Jessica e di averla convinta a convivere. La rottura della relazione ha scatenato una serie di comportamenti inquietanti: minacce esplicite, tentativi di ricongiungimento e, infine, un drammatico episodio nello spogliatoio dell’ospedale di Borgo Roma dove Nadir ha tentato il suicidio appropriandosi di farmaci potenti. Questo gesto, denunciato dall'ospedale, ha innescato un’inchiesta che si è poi collegata alla morte di Jessica.
La donna, terrorizzata dalle minacce e dal comportamento del marito, aveva notato l'arrivo di un bigliettino con scritto «non sei il benvenuto» nella sua cassetta della posta. Il foglietto, su carta riciclata tipica degli ospedali, e gli errori di ortografia hanno alimentato i suoi timori: temeva che Nadir stesse cercando di screditarla agli occhi della famiglia del suo ex marito. La procura ha iscritto Nadir nel registro degli indagati.
L’amante di Nadir ha fornito ulteriori dettagli, sostenendo che il tentato suicidio non era un gesto disperato ma un tentativo di riavvicinamento alla donna. Questo scenario aggiunge ulteriori livelli di complessità all'indagine, sollevando interrogativi sul ruolo attivo del marito nella morte di Jessica e sulla possibile manipolazione dell’ambiente circostante.