Donald Trump ha confermato che il conflitto con l’Iran ha contribuito alla perdita di terreno per i Repubblicani alle elezioni di metà mandato, ribadendo però la sua decisione di proseguire con gli attacchi. L'ammissione arriva da un colloquio con il Wall Street Journal e dalla dichiarazione del vicepresidente JD Vance, che ha individuato l’Iran come fattore determinante. Nonostante ciò, Trump ha escluso qualsiasi ripensamento sulla sua strategia, definendo le sue azioni «giuste» e pronte a ripeterle.
Secondo Brian Katulis, senior fellow del Middle East Institute, le parole di Trump rivelano un problema centrale nella politica americana verso Teheran: l'assenza di una direzione strategica chiara. Katulis critica la «confusione strategica» del presidente e la sua incapacità di prevedere le prossime mosse, sottolineando come le dichiarazioni contraddittorie di Trump siano fonte di incertezza. L’amministrazione deve fare i conti con un voto che ha evidenziato il malcontento degli elettori per la gestione della guerra e le sue conseguenze economiche.
La situazione politica si complica ulteriormente, con Trump che ha investito risorse significative nello scontro con l’Iran. Tuttavia, il protrarsi del conflitto ha messo in luce i limiti di un approccio basato sulla pressione militare senza una strategia definita o un percorso diplomatico chiaro. Katulis suggerisce che la soluzione passi per una diplomazia coordinata con i partner degli Stati Uniti in Medio Oriente, in particolare i Paesi del Golfo, riconoscendo il loro interesse a evitare nuove escalation.
L’esperto statunitense sottolinea come l'approccio attuale, caratterizzato da attacchi militari senza un accordo duraturo, non sia sostenibile. Trump dovrà decidere se utilizzare la sconfitta elettorale come incentivo per riaprire il negoziato o continuare a rafforzare la sua posizione con ulteriori dimostrazioni di forza. La strada migliore, secondo Katulis, è quella di una diplomazia regionale.