A Taranto, una bambina di nove anni è stata esclusa dalla mensa scolastica dopo che l’istituto aveva segnalato il mancato arrivo del pasto a seguito di una comunicazione degli uffici comunali legata a una presunta morosità dell’anno scolastico precedente. Il padre della bambina, tramite il suo legale Fabrizio Del Vecchio, ha inviato una diffida al Comune, chiedendo l’immediata riammissione al servizio e riservandosi il ricorso al giudice in caso di mancato rispetto.
La vicenda riguarda un debito stimato in 12 euro sulla retta della mensa scolastica, mai contestato prima alla famiglia. Secondo la diffida, l’interruzione del pasto espone la minore a “una traumatica ed inaccettabile discriminazione ed emarginazione” davanti ai compagni di classe. Il legale sottolinea che la mensa scolastica, soprattutto nelle scuole a tempo pieno, è un momento essenziale per il percorso formativo e il diritto all’istruzione.
Del Vecchio ha evidenziato come fosse illegittimo rivalersi sul minore sospendendo l’erogazione del pasto. L'avvocato ha annunciato che in assenza di riscontro, il legale presenterà ricorso alle competenti sedi giudiziarie, anche per il risarcimento dei danni.
La vicenda solleva interrogativi sulla tutela dei minori e sul modo in cui vengono gestite le morosità scolastiche. Il caso di Taranto potrebbe aprire un precedente importante nel dibattito sull’accesso ai servizi essenziali per i più piccoli.