Con la nomina di Nuccio Altieri alla guida dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), il governo Meloni prosegue una strategia definita ‘subdola’ volta a rimodellare l'assetto istituzionale italiano. L’Anac, un presidio chiave per il controllo dello Stato, è stata istituita nel 2014 e ha il compito di vigilare sulla gestione della spesa pubblica attraverso contratti pubblici. Il precedente presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, era considerato una figura di garanzia per la sua integrità professionale, seguito da Giuseppe Busia, apprezzato per le sue critiche puntuali alle scelte del governo.
La decisione di nominare Altieri riflette un'idea di Stato in cui chi vince non ha limiti nell’esercizio del potere. La destra, dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, ha compreso l'importanza dei ‘controlli e contrappesi’, ispirandosi al modello anglosassone del “check and balance”. L'obiettivo è rafforzare le Autorità indipendenti che vigilano su diversi settori, come la comunicazione, i dati sensibili o il mercato.
La nomina di Altieri si inserisce in un contesto più ampio di tentativi di ‘svuotare’ la Costituzione di significato, dopo il fallimento della riforma costituzionale e della legge Nordio-Meloni sulla separazione delle carriere dei magistrati. Il governo sembra intenzionato a ridurre il ruolo del Parlamento e delle garanzie costituzionali, come la Magistratura e la Corte Costituzionale.
L’Anac rappresenta un elemento cruciale per garantire la legalità e l'efficienza nella gestione della spesa pubblica, ma la sua nuova direzione solleva preoccupazioni sulla possibile erosione dei meccanismi di controllo e bilanciamento del potere.