A Napoli, una donna di 36 anni si è rivolta ai carabinieri per presentare un esposto contro il primario dell'ospedale Cardarelli. La vicenda risale al 2023, quando durante un intervento cesareo per estrarre il corpo senza vita del suo bambino, nato a 17 settimane di gravidanza, le è stata praticata la legatura bilaterale delle tube. La donna aveva espresso chiaramente la volontà di preservare la sua fertilità e di poter celebrare le esequie del figlio.
Secondo quanto ricostruito, l'intervento è stato eseguito nonostante il feto fosse deceduto. La donna, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, ha poi scoperto che la decisione di legare le tube era stata presa senza una reale necessità medica e senza il suo consenso. Questo ha portato alla sua condizione di infertilità e a un periodo doloroso per lei e il marito.
Per affrontare la sterilità, la donna ha intrapreso un percorso complesso culminato con la procreazione medicalmente assistita. Tuttavia, solo da poco si è resa conto che la sua sterilità era stata causata dalla legatura delle tube, una decisione che, secondo il consulente di parte Luca Scogamiglio, «difetta di qualsiasi indicazione terapeutica e di qualsiasi situazione di urgenza».
La donna ha chiesto ai carabinieri di avviare un'indagine per accertare eventuali responsabilità colpose in ambito sanitario. Ha inoltre depositato la sua documentazione clinica per una valutazione approfondita, auspicando che vengano accertate le circostanze della decisione e le conseguenze sulla sua vita.