La Scala cancella il volto nero di Otello: cosa resta del “Moro” di Verdi?
Il Teatro alla Scala sta per presentare una nuova produzione di Otello, un evento che promette di suscitare non solo interesse musicale, ma anche dibattito culturale. La decisione più sorprendente riguarda il protagonista: Brian Jagde, un tenore statunitense, interpreterà il generale con il proprio colore di pelle, abbandonando l'uso del cerone che ha caratterizzato le precedenti rappresentazioni. Questa scelta, annunciata dal sovrintendente Fortunato Ortombina, segna una svolta significativa per il teatro milanese e per la messa in scena dell’opera di Verdi.
La decisione non è casuale. Il ritorno di Otello alla Scala, dove nacque nel 1887, coincide con un momento storico in cui le convenzioni teatrali sono messe in discussione. L'età avanzata del maestro sudcoreano Myung-Whun Chung (73 anni), che guiderà l’orchestra, e la sua battuta – «Verdi lo ha scritto a 73 anni e io ho 73 anni, forse l’età giusta per capire» – sottolineano il legame tra l'opera e l'esperienza dell'interprete. Ma al di là del simbolismo personale, si tratta di una sfida alle convenzioni estetiche che hanno dominato la rappresentazione di Otello per oltre un secolo.
Il significato dell’operazione va ben oltre il semplice aspetto visivo. Shakespeare costruisce il personaggio di Otello attorno alla sua diversità, descrivendo un uomo “estraneo” all'interno della società veneziana, ma indispensabile per la difesa della Repubblica. Il colore della pelle diventa quindi un elemento centrale del suo essere, un fattore che contribuisce a definire il suo ruolo e le sue relazioni. Eliminare il trucco nero significa interrogarsi su come questo aspetto influisce sulla percezione del personaggio da parte del pubblico.
La Scala, con questa scelta audace, non solo celebra la storia dell'opera, ma ne apre anche nuove prospettive interpretative. L’opera di Verdi, infatti, affronta temi universali come l'amore, la gelosia, il potere e la fragilità umana, che trascendono qualsiasi barriera culturale o etnica. La decisione di Jagde, pur essendo un gesto simbolico, invita a riflettere sul ruolo del colore nella costruzione dell’identità dei personaggi shakespeariani e sulla possibilità di una rappresentazione più inclusiva e consapevole.