La «direttiva Seveso», nata dalla catastrofe dell'Icmesa nel 1976, rappresenta una pietra miliare nella storia della sicurezza industriale e della tutela della salute pubblica in Europa. Questo evento traumatico, che coinvolse la città di Seveso del Brianza, non solo scatenò un’emergenza sanitaria immediata ma, paradossalmente, diede l'impulso per una profonda revisione delle pratiche industriali e per l'introduzione di normative europee volte a prevenire incidenti simili.
La direttiva, formalizzata con il Regolamento CE 70/716/CEE del 24 giugno 1982, ha introdotto un approccio sistematico alla gestione dei rischi industriali. Prima di allora, la sicurezza negli impianti era spesso lasciata all'iniziativa privata e al controllo locale, con conseguenti frequenti incidenti dovuti a una mancanza di standard minimi e di controlli efficaci. La direttiva imponeva agli Stati membri di identificare gli impianti considerati “pericolosi” – ovvero quelli che utilizzavano sostanze o processi che potevano causare danni significativi in caso di incidente – e di adottare misure preventive per ridurre al minimo i rischi. Queste misure includevano la valutazione dei pericoli, l'implementazione di piani di emergenza, la progettazione di sistemi di sicurezza e la formazione del personale.
Il processo di recepimento della direttiva in Italia è stato caratterizzato da una certa lentezza. Nonostante il dramma di Seveso avesse evidenziato l’urgenza di interventi, il Parlamento italiano non ha approvato la legge di recepimento fino al 17 maggio 1988, ben dodici anni dopo l'esplosione. Questo ritardo è stato attribuito a resistenze da parte di alcuni settori industriali e a difficoltà nel coordinamento tra le diverse istituzioni coinvolte. Tuttavia, l’approvazione della legge ha segnato un punto di svolta, introducendo in Italia un sistema di gestione dei rischi industriali basato sui principi della direttiva Seveso.
Oggi, la direttiva Seveso è stata significativamente aggiornata e rafforzata nel corso degli anni. La versione attuale, regolamentata dal Regolamento (CE) n. 1278/2003, prevede un approccio più integrato alla gestione dei rischi, con particolare attenzione alla prevenzione degli incidenti e alla protezione delle popolazioni circostanti. Attualmente, la direttiva è applicata a circa 12.000 impianti in tutta l'Unione Europea, dimostrando l’importanza di questo strumento per garantire la sicurezza e la tutela della salute pubblica. L'esempio dell'anidride arseniosa rilasciata all'Anic di Manfredonia, avvenuta solo pochi mesi dopo Seveso, ha ulteriormente consolidato l'impatto di questa direttiva.