La vicenda The Core, un club esclusivo che prometteva di aprire a Milano da anni, è al centro di una battaglia legale tra i suoi 700 soci. La situazione è complessa e caratterizzata da promesse non mantenute, ritardi nell’apertura e, ora, una class action intentata da 20 membri della comunità.
Le fondatrici del club, Dangene e Jennie Enterprise, hanno annunciato l'intenzione di aprire a Milano, attirando l'interesse di oltre 700 persone che hanno aderito con un investimento iniziale di circa 12.000 euro. La comunità si è organizzata attorno all’idea di un club internazionale, ospitando eventi mensili gratuiti per gli iscritti e organizzando cene di gala in location prestigiose come l'attico in piazza della Repubblica. Tuttavia, dopo sette anni di attesa, la sede fisica del club non è mai stata realizzata, generando frustrazione e disillusione tra i soci.
La tensione è esplosa quando 20 soci hanno presentato una class action contro Elisabetta Andreis, con l'obiettivo di ottenere il rimborso delle quote versate e un risarcimento per i danni subiti a causa della mancata apertura del club in corso Matteotti. La vicenda si complica ulteriormente per le fondatrici, che attribuiscono lo stallo all’inadempienza del partner incaricato dello sviluppo immobiliare, Reinvest, che non avrebbe rispettato i tempi previsti per la realizzazione dei lavori. Secondo il contratto, la società avrebbe dovuto fornire garanzie e fideiussioni per oltre 10 milioni di euro entro 60 giorni dalla stipula, ma non l'ha fatto.
La vicenda ha attirato l’attenzione anche di figure note come Bill Gates (menzionato nelle carte del fascicolo Epstein) e Howard Schultz, fondatore di Starbucks. Le due fondatrici hanno cercato di rassicurare i soci, sottolineando il loro impegno per la realizzazione del progetto e citando le origini italiane della famiglia di Jennie. Nonostante ciò, la class action evidenzia la profonda sfiducia dei soci nei confronti delle promesse originali e l’incertezza sul futuro del club The Core a Milano.
La situazione legale è in continua evoluzione, con alcuni soci che hanno contattato lo studio legale Lexia per valutare un'istanza di liquidazione giudiziale. La vicenda solleva interrogativi sulla trasparenza e la gestione dei progetti legati all’intrattenimento esclusivo e sull’importanza di rispettare gli impegni contrattuali nei confronti degli investitori.