Il Mistero dei Pedali
Nel settembre 2007, a Garlasco, in provincia di Pavia, un ritrovamento apparentemente rivoluzionario avrebbe cambiato il corso delle indagini nel caso dell'omicidio di Chiara Poggi. Il capitano Alberto Marino, all’epoca del Ris di Parma, rinvenne un profilo genetico – identificato come ‘bu_p’ – all’interno della fessura verticale dei pedali di una bicicletta appartenente ad Alberto Stasi, l’uomo arrestato e poi condannato per l'omicidio.
Il Primo Esito e la Sua Scomparsa
L'analisi iniziale, presentata al procuratore aggiunto Stefano Civardi, indicava un corrispondenza genetica tra il profilo estratto dai pedali e quello di Chiara Poggi. Tuttavia, poco dopo, Marino si accorse che il risultato era scomparso, lasciando solo ‘zero’. Il collega riferì: «Mi disse: “Quando mi hai detto dell’esito sul pedale, mi è venuta la febbre, perché mi son rilassato”». Questa anomalia spinse Marino a replicare l'analisi su altri campioni prelevati dai pedali, ottenendo risultati inconsistenti.
Controversie e Mancanza di Tracciabilità
Il problema principale risiedeva nel fatto che le repliche negative non vennero correttamente documentate e comunicate. Marino ammise che «probabilmente a questi due risultati negativi non è stato dato un peso che forse meritavano», perché «non sono stati sentiti come un problema». La mancata tracciabilità dei dati, unitamente alle dichiarazioni di altri tecnici del Ris, sollevò dubbi sulla gestione delle prove e sull'interpretazione dei risultati da parte degli investigatori.
Il Parere di Garofano e le Implicazioni
L’ex generale Luciano Garofano, coinvolto nelle indagini, confermò di essere stato informato del ritrovamento del profilo genetico, ma non ricordava dettagli specifici sui tracciati dei pedali o sulle repliche negative. Il caso evidenziò la fragilità della prova scientifica e le possibili conseguenze di una gestione inadeguata delle prove in un processo penale.