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Corte d'Appello: restituite le quote di Olivi dopo la confisca da 12 milioni

La decisione della Corte conferma l'origine legale del patrimonio dell'imprenditore, annullando parzialmente il decreto di confisca.

Desk Cronaca & Forze dell'Ordine • • 2 min
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Corte d'Appello: restituite le quote di Olivi dopo la confisca da 12 milioni
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  • La decisione della Corte conferma l'origine legale del patrimonio dell'imprenditore, annullando parzialmente il decreto di confisca.
  • La Corte d’appello di Perugia ha disposto la restituzione a Mauro Olivi dell’intera partecipazione azionaria detenuta nell’omonima azienda di famiglia.
  • La notizia è stata diffusa il 7 novembre dai legali di Olivi.
Indice dell'articolo

    La Corte d’appello di Perugia ha disposto la restituzione a Mauro Olivi dell’intera partecipazione azionaria detenuta nell’omonima azienda di famiglia. La decisione modifica parzialmente il decreto di confisca emesso nei confronti dell’imprenditore del settore dei carburanti, al centro nel maggio 2025 di una misura patrimoniale del valore complessivo di circa 12 milioni di euro.

    La notizia è stata diffusa il 7 novembre dai legali di Olivi. Secondo quanto riferito dalla difesa, i giudici di secondo grado hanno riconosciuto che il capitale della società e i suoi incrementi patrimoniali derivano da riserve lecite, formate attraverso i ricavi prodotti in circa cinquant’anni di attività. «È stato restituito a Cesare quel che è di Cesare», è il commento degli avvocati. Il provvedimento originario, disposto dal tribunale di Perugia nel maggio 2025 nell’ambito di una misura di prevenzione patrimoniale, aveva riguardato diversi beni riconducibili all’imprenditore, allora 72enne.

    Tra i beni interessati dalla confisca c'erano il 63% delle quote della Olivi Spa di Panicale, il 33% del capitale della Sun Energy, tre distributori di carburante tra Perugia, Magione e Deruta, un’attività ricettiva con ristorante a Magione e terreni tra l’Umbria, il Lazio e la provincia di Rieti. La misura era stata motivata dalla sproporzione tra il patrimonio dell’imprenditore e la sua capacità reddituale. Secondo la ricostruzione della Procura, gli incrementi patrimoniali registrati dal gruppo societario a partire dal 2014 sarebbero stati alimentati anche da proventi di frodi fiscali nel commercio di prodotti petroliferi. I giudici avevano individuato presunti vantaggi economici derivanti dalle condotte contestate, senza tuttavia ritenere dimostrato un inquinamento pervasivo dell’intera attività aziendale.

    La difesa aveva annunciato il ricorso in appello, contestando i presupposti della misura patrimoniale. Gli avvocati che assistono Olivi e la società sono Fernando Mucci, Francesco Blasi e Nicola Di Mario.

    Il Contesto & Cosa Sapere per i Cittadini

    Questa decisione evidenzia l'importanza del processo di revisione delle misure patrimoniali in appello, dove le prove possono portare a una diversa valutazione dei presupposti iniziali. La vicenda sottolinea come la corretta individuazione dell'origine legale dei beni sia fondamentale per evitare confische ingiustificate e garantire il rispetto della proprietà privata.

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    Fonti e Verifica Redazionale: Articolo curato da Desk Cronaca & Forze dell'Ordine secondo la nostra Linea Editoriale, a partire dai dati diffusi dalla fonte: Umbria24. Fonte d'origine →

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