Valter Lavitola ha rilasciato dichiarazioni spontanee ai giudici del Riesame, in seguito alle quali è stata valutata una richiesta di domiciliari in Basilicata. Secondo quanto riferiscono i suoi legali, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, la motivazione principale dietro questa richiesta risiede nell'amicizia profonda che Lavitola nutriva per Giancarlo Ranucci e nella speranza di ottenere un 'riscatto sociale' attraverso questo rapporto.
Il Contesto delle Dichiarazioni
Lavitola ha spiegato che il suo obiettivo era proteggere Ranucci da potenziali minacce, arrivando a chiedere il rafforzamento della sua scorta per due mesi dopo i fatti di ottobre. La Procura di Roma aveva ipotizzato un movente politico alla base delle azioni di Lavitola, ma l'indagato ha negato categoricamente che Ranucci avesse mai inteso candidarsi o entrare in politica, sottolineando come spesso si fosse lamentato delle proposte di Lavitola in merito.
La decisione dei giudici del Riesame di valutare la richiesta di domiciliari in Basilicata rappresenta un momento cruciale nel processo. Il fatto che Lavitola abbia scelto questa regione, e che i suoi legali abbiano individuato una casa come possibile residenza, suggerisce un tentativo di allontanarsi da Roma e dalle indagini in corso. La vicenda solleva interrogativi sul ruolo di Ranucci nella rete criminale e sulle reali motivazioni dietro le azioni di Lavitola.
La questione dei domiciliari potrebbe influenzare la strategia difensiva di Lavitola, offrendo potenzialmente una forma di libertà vigilata. Tuttavia, il Riesame dovrà valutare attentamente i rischi per l'ordine pubblico e la possibilità che Lavitola possa interferire con le indagini.