Ogni volta che la terra trema in qualsiasi punto della penisola italiana, bastano pochissimi minuti perché l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) comunichi alla Protezione Civile e ai cittadini la posizione esatta dell'epicentro, la profondità e la magnitudo dell'evento. Ma cosa accade esattamente in quei primi 60 secondi?
1. La gara di velocità tra onde sismiche e fibra ottica
Quando una faglia si muove in profondità (l'ipocentro), sprigiona due tipi principali di onde: le onde P (primarie), più veloci ma meno intense (circa 6 km al secondo nella crosta terrestre), e le onde S (secondarie), più lente (circa 3,5 km/s) che causano l'oscillazione percepita dalle persone.
- Appena l'onda P tocca le prime 4-6 stazioni sismiche vicine all'epicentro, i sensori digitali inviano il dato via satellite o rete dati alla Sala Sismica di Roma.
- Misurando la differenza di tempo tra l'arrivo delle onde P e delle onde S su più stazioni, il sistema triangola all'istante coordinate e profondità.
2. Il turno H24 dei sismologi italiani
Subito dopo il calcolo automatico (che richiede circa 30-60 secondi), i sismologi di turno presenti 24 ore su 24 tutto l'anno nella Sala di Sorveglianza Sismica verificano manualmente i sismogrammi per confermare la magnitudo definitiva e allertare immediatamente il Dipartimento della Protezione Civile.