Vittorio Veneto è in ginocchio sotto il peso della carenza di medici di famiglia. La dottoressa Maria Scaravilli ha deciso di dimettersi dal suo incarico all’Usl 2, citando come motivazioni principali un carico di lavoro insostenibile, continue lamentele e aggressioni subite nel suo ambulatorio situato all’interno del monastero di clausura di San Giacomo di Veglia. Lo spazio, infatti, non rispondeva agli standard previsti dalla legge, mancando ad esempio una finestra che desse all'esterno.
La dottoressa Scaravilli ha spiegato la sua scelta in una mail ai pazienti, evidenziando come il gravoso carico assistenziale, unito a continue lamentele e aggressioni, l’abbia costretta alle dimissioni. Il medico aveva lo studio all'interno del monastero di clausura di San Giacomo di Veglia, spazio che però – era emerso – non aveva gli standard previsti dalla norma di legge, come ad esempio una finestra che desse all'esterno.
La situazione è critica anche a livello territoriale: tutti i 18 dottori hanno raggiunto il tetto massimo di assistiti previsto, con circa 2.000 pazienti per studio. Questo ha portato a un’ulteriore ondata di richieste indirizzate alla Casa di comunità, aumentando da 600 a oltre 1.400 i pazienti della Scaravilli. La mobilitazione dei cittadini e dei medici si è concretizzata in una petizione online, lanciata dal Comitato sanità pubblica Alta Marca, per sollecitare interventi urgenti da parte della Regione Veneto e dell’Usl 2.
La petizione chiede un piano concreto per rafforzare la medicina generale, con incentivi per il personale di supporto, sostituzioni organizzate e un piano strutturale che renda la professione più attrattiva. La carenza di medici di famiglia non riguarda solo chi oggi è senza assistenza, ma riguarda tutti i cittadini e i professionisti, che vogliono poter svolgere il proprio lavoro con competenza, tempo e attenzione. I promotori della petizione chiedono anche di garantire a ogni persona il diritto costituzionale all’assistenza da parte di un medico di famiglia.