Un Viaggio nel Cuore del Folklore Friulano
Il secondo romanzo di Chiara Polita, La Benandante, è un’immersione profonda nel folklore friulano, con un’indagine che intreccia mistero familiare e leggende sulla figura dei benandanti. Il libro, pubblicato da Marsilio, racconta la storia di Lene, una giovane donna chiamata a confrontarsi con un antico dono e le responsabilità che ne derivano, ambientata tra le risorgive del Friuli occidentale e la Venezia di fine Ottocento.
Il romanzo si concentra sul ruolo dei benandanti, figure tradizionali che secondo la credenza popolare sciolgono i malefici e combattono le streghe attraverso viaggi notturni. L’interesse dell’autrice nasce da una riflessione sul confine tra corpo e spirito, tra visibile e invisibile, un tema esplorato anche da Carlo Ginzburg nelle sue ricerche. Lene, la protagonista, personifica questo crinale, navigando tra verità e pregiudizio, e affrontando il mistero di un antico femminicidio irrisolto.
Fonti e Ispirazioni
Per ricostruire questo mondo, Polita ha attinto a diverse fonti, tra cui gli studi di Valentino Ostermann sulle tradizioni friulane e le opere di Carlo Ginzburg. Ha inoltre valorizzato le fonti vicine all’epoca in cui è ambientato il romanzo (fine Ottocento), dialogando con figure come Diamante, la ragazza del Gorc, che affonda le sue radici in archetipi antichi come Circe e Medea. L'autrice ha prestato particolare attenzione al potere della parola, del gesto e del corpo, elementi chiave per comprendere la componente magica del racconto.
Temi Chiave
- L’acqua: Simbolo di movimento, trasformazione e rigenerazione, l'acqua assume un ruolo centrale nella narrazione.
- Il cammino: Il nome stesso dei benandanti evoca l'idea dell'andare, del continuo attraversamento di momenti luminosi e cadute.
- Il confine tra realtà e immaginazione: L’ambientazione del romanzo, che spazia da luoghi reali come il Gorgazzo a suggestioni evocative, contribuisce a creare un’atmosfera sospesa nel tempo.
La scelta dell'ambientazione alla fine dell'Ottocento riflette la convivenza tra credenze tradizionali e la loro progressiva sfumatura. Lene vive questa contraddizione, ispirandosi al senso di indeterminatezza della fiaba. Il libro gioca con un tempo sospeso, integrando elementi reali e immaginari, come il bosco, il castello e la palude.