La regolamentazione dell’intelligenza artificiale rappresenta una sfida complessa per il diritto, caratterizzata da tensioni tra innovazione tecnologica, tutela dei diritti fondamentali, sicurezza e legittimità democratica. Come sottolinea un recente studio curato da Francesco Cirillo e Alessandro Sterpa, l'approccio non può limitarsi a categorie giuridiche tradizionali, ma richiede una prospettiva multidisciplinare.
Il volume ‘Regole e Intelligenza artificiale’ analizza in particolare l’impatto dell’IA sull’esercizio dei poteri pubblici, evidenziando come l’automazione possa mettere a rischio garanzie fondamentali come trasparenza, motivazione e responsabilità umana. La questione centrale risiede nell'equilibrio tra efficienza e tutela dei diritti, soprattutto considerando i rischi legati a bias algoritmici e discriminazioni.
L’analisi si concentra anche sulle implicazioni per i diritti fondamentali, in ambiti come la sanità digitale, la riservatezza dei dati e la giustizia predittiva. Si evidenzia la necessità di un approccio attento alle situazioni di vulnerabilità, riconoscendo che l'IA può ampliare le disuguaglianze o creare nuove forme di esclusione. La trasformazione del costituzionalismo nell’ambiente digitale e il crescente ruolo dei soggetti privati nella definizione delle regole rappresentano ulteriori sfide per il diritto.
Il dibattito si concentra su come i limiti all'automazione del giudizio possano essere definiti, quale spazio resta al convincimento umano e come evitare che l'efficienza predittiva comprometta le garanzie. L’obiettivo è trovare un modello di governance che permetta di sfruttare il potenziale dell’IA senza compromettere i valori fondamentali della società.