L’era degli altiforni dell’ex Ilva sta per concludersi. Dopo 60 anni di attività, l’impresa Liz Italia ha avviato lo spegnimento, previsto per concludersi in una settimana. La sentenza della Corte di Cassazione, che ha rigettato i ricorsi di Ilva e Acciaierie d’Italia, ha segnato un punto di svolta: il preriscaldamento dell’area a caldo, precedentemente effettuato con gas dalla rete, non è più sostenibile. Tuttavia, l'epilogo della vendita dell'asset rimane tuttora incerto.
La frenata di Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, e il ritorno in campo del fondo americano Flacks Group hanno riacceso le speranze per una soluzione. Gozzi ha ribadito che Taranto rappresenta «l’impianto migliore del mondo» e che la sua capacità produttiva, soprattutto per la realizzazione di lamiere per Fincantieri, è fondamentale. Il gruppo americano, dopo mesi di silenzio, ha dichiarato la propria disponibilità a investire nel progetto di produzione acciaio a Taranto con forni elettrici.
La situazione è complessa e caratterizzata da più offerte in campo: oltre a Gozzi e Flacks, sono ancora in corsa la cordata italiana guidata da Feralpi e l’imprenditore indiano Jindal, che dovrebbe adeguare la sua offerta alla sola area a freddo. La decisione finale potrebbe arrivare domenica 8 novembre, con un numero stimato di tre potenziali acquirenti.
Nonostante le incertezze, il governo ha ribadito l'intenzione di incentivare gli investimenti nell’area di Taranto, coinvolgendo grandi partecipate industriali pubbliche. La decisione è dettata dalla necessità di conciliare la riconversione dell’impianto con il consolidamento dell’occupazione siderurgica, un tema centrale per la riqualificazione della zona.