Il questore di Padova, Marco Odorisio, ha espresso preoccupazione riguardo agli ultimi episodi di violenza verificatisi nella città, collegandoli all’utilizzo delle stese come strumento per ottenere visibilità sui social media e, di conseguenza, consenso. La sua analisi suggerisce che la pratica di utilizzare le stese in contesti di tensione non è finalizzata al controllo del territorio, ma piuttosto a una strategia volta ad amplificare la propria presenza online e a sfruttare l'attenzione mediatica generata dalla violenza.
“Sparano per i like”, ha dichiarato Odorisio, sottolineando che l’obiettivo primario di questi eventi è quello di ottenere consenso sui social media. Il questore evidenzia come la dinamica si sia evoluta fino a trasformare la violenza in una merce da vendere online, dove l'immagine della forza e del caos può generare un notevole interesse e, di conseguenza, un aumento dei ‘like’ e dei follower. Questa tendenza solleva interrogativi sulla reale motivazione dietro questi atti e sul ruolo delle piattaforme social nella loro amplificazione.
La preoccupazione del questore si inserisce in un quadro più ampio di analisi sulle dinamiche della criminalità organizzata e sull'utilizzo sempre più sofisticato dei social media per la propria attività. Negli ultimi anni, si è assistito a un aumento di episodi in cui individui o gruppi utilizzano la violenza come strumento di marketing personale, cercando di ottenere visibilità attraverso l’attenzione mediatica. La situazione a Padova, quindi, non è isolata e riflette una tendenza più generale che richiede un approccio multidisciplinare per essere affrontata efficacemente.
Le stese, tradizionalmente utilizzate dalle forze dell'ordine per gestire situazioni di disordini pubblici o per controllare il flusso del traffico, sono state in questo caso strumentalizzate per creare un’immagine di caos e violenza, amplificata dalla diffusione di video e foto sui social media. Il questore Odorisio ha sottolineato la necessità di una maggiore vigilanza da parte delle autorità e della società civile nel contrastare questa tendenza, promuovendo al contempo un utilizzo responsabile dei social media per prevenire la diffusione di messaggi violenti o ingiuriosi.