Il governo ha annunciato un aumento della soglia del regime forfettario da ottantacinquemila a centomila euro di ricavi. Questa decisione, prevista per l’anno prossimo dopo l'approvazione definitiva del testo, solleva preoccupazioni riguardo al rischio di pratiche fraudolente. Il dibattito si concentra sul confronto con i dipendenti, dove il costo del lavoro a parità di stipendio è superiore rispetto alle entrate derivanti dal regime forfettario.
Riqualificazione Contrattuale: Un Fattore Chiave
La criticità principale risiede nell’incentivo potenziale per ricorrere a collaborazioni autonome. La partita IVA, pur essendo un dato fiscale, non definisce la natura del rapporto lavorativo, che dipende dalle modalità concrete di svolgimento delle attività. Un professionista con più clienti e che organizza autonomamente tempi, mezzi e modalità dei servizi è considerato un vero autonomo. Tuttavia, chi lavora per un solo committente, con orari fissi e direttive continue, può essere classificato come dipendente. La monocommittenza, soprattutto se l'impresa organizza il lavoro, rappresenta un indizio rilevante.
Implicazioni Fiscali e Sanzioni
L’aumento della soglia a centomila euro potrebbe rendere più appetibile per lavoratori e imprese l'utilizzo delle collaborazioni autonome. Il risparmio è spesso solo apparente, poiché in caso di contestazione il rapporto può essere riqualificato come subordinato, con conseguenti differenze retributive, omissioni contributive e sanzioni. La cessazione della collaborazione potrebbe essere trattata come un licenziamento. Le aziende devono verificare non solo i dati economici ma anche il modo in cui le collaborazioni si svolgeranno quotidianamente.
I professionisti con un solo committente dovrebbero valutare attentamente se l'autonomia sia reale o soltanto apparente, considerando che una causa di riqualificazione può durare anni. La data di apertura della partita IVA e la potenziale durata di una contestazione rappresentano rischi significativi.