Il governo italiano ha introdotto una nuova tassa, denominata ‘exit tax’, che entrerà in vigore dal 2027. La manovra prevede l’imposizione su guadagni finanziari maturati e non ancora incassati da chi trasferisce la residenza fiscale all’estero. L’aliquota prevista è del 26% per i titoli di Stato, il 12,5% per gli altri strumenti finanziari. La condizione necessaria per l'applicazione dell'imposta è quella di possedere almeno 800mila euro di beni finanziari e di aver risieduto in Italia per almeno sei anni negli ultimi dieci.
La norma mira a preservare la potestà impositiva dello Stato sui redditi generati durante la residenza italiana. Chi desidera trasferire la propria residenza fiscale in un Paese Ue o extra-Ue con accordi di scambio di informazioni e di riscossione, potrà rinviare il pagamento dell'imposta fino alla vendita effettiva dei titoli, versando però un acconto del 50% e una garanzia. Se i titoli non vengono venduti entro cinque anni dall’Ue o dieci fuori dall’Ue, l’acconto torna indietro.
Il prelievo fiscale stimato è di 3,37 milioni nel 2027 e 6,74 milioni a partire dal 2028. Il calcolo si basa su 6,58 miliardi versati nel 2025 come imposta sostitutiva su redditi di capitale e plusvalenze, riducendo la quota di ricchezza finanziaria sopra gli 800mila euro (73,1%) e la quota di residenti che emigrano (0,28%). Forza Italia ha espresso parere positivo sulla ratio della norma, ma chiede tre correzioni: tassare solo ciò che è maturato in Italia, escludere il regime per i nuovi residenti e rinvio pieno per chi si sposta nell’Ue senza anticipo e garanzia.
L'imposta va versata entro 180 giorni dall'evento. La norma potrebbe cambiare ulteriormente, con proposte di modifica da parte di Forza Italia che puntano a tassare solo i guadagni maturati in Italia.