Un recente summit in Turchia ha evidenziato una crescente tendenza nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale (AI) nel campo della psicologia e della salute mentale. L’indagine nazionale promossa dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi italiani rivela un quadro complesso, caratterizzato da un utilizzo diffuso di chatbot per compiti amministrativi e di supporto, ma anche da preoccupazioni significative riguardo all’«illusione di cura» e alla potenziale perdita del rapporto terapeutico.
L'Indagine Nazionale: Un Panorama in Evoluzione
La survey ha coinvolto oltre 5.900 professionisti psicologici italiani, analizzando il loro approccio all’AI in contesti di studio, ambulatori e piattaforme online. I risultati mostrano che quasi sei professionisti su dieci hanno già sperimentato con l'AI, principalmente per attività come la scrittura, la sintesi di informazioni, la ricerca e la gestione della burocrazia. L’utilizzo nell’ambito della terapia rimane limitato, riflettendo una cautela diffusa tra gli psicologi.
Il Timore dell'Illusione di Cura
Il 69% degli intervistati utilizza chatbot generativi generalisti, mentre l’adozione di strumenti specifici per la salute mentale è ancora bassa. Tuttavia, il timore principale risiede nell’«illusione di cura», ovvero nella sensazione che un chatbot possa fornire un supporto emotivo e una guida diagnostica equivalente a quella di un professionista umano. Circa l'80% dei partecipanti esprime preoccupazione per il fatto che le chat automatizzate possano creare un falso senso di sicurezza e di essere seguiti senza una vera relazione professionale.
Più della metà dei rispondenti segnala che i pazienti utilizzano già l’AI per gestire emozioni, solitudine o dubbi diagnostici. Solo una minoranza di professionisti integra questi strumenti nel percorso terapeutico, ma l'86% chiede formazione specifica e linee guida nazionali per un utilizzo consapevole dell'AI. Il caso statunitense in cui un chatbot ha fornito risposte considerate più «empatiche» rispetto a quelle di medici reali, ha ulteriormente alimentato il dibattito sull’affidabilità e i limiti di questa tecnologia.
L’Ordine degli Psicologi sottolinea l'importanza di evitare che l'AI diventi un surrogato economico della cura. Si auspica quindi regole chiare, formazione specifica e il rispetto del principio fondamentale: algoritmi e chatbot possono supportare il lavoro dei professionisti, ma la responsabilità e la relazione terapeutica rimangono intrinsecamente umane.