L’attentato subito dal cronista del Corriere Adriano Cappellari ha gettato luce su un’indagine complessa che vede al centro il caporedattore. Secondo le indagini della Procura, Cappellari avrebbe pianificato e messo in atto l'esplosione, acquistando autonomamente i materiali necessari.
I Dettagli dell’Accusa
Le analisi del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche (RIS) hanno accertato che l’altezza di Cappellari, stimata tra 1,69 e 1,75 metri, corrispondeva a quella del giovane coinvolto. Elementi determinanti sono stati gli accertamenti sui residui dell'esplosione, che hanno permesso agli investigatori di identificare con precisione le cartucce di gas butano-propano e l’alcol etilico denaturato utilizzati.
La ricostruzione fatta dalla Procura indica che il 25 aprile scorso Cappellari avrebbe ordinato online quattro cartucce di gas e, pochi giorni dopo, sei bottiglie di alcol denaturato, entrambi consegnati a Enego. Le transazioni sarebbero state effettuate con una carta di credito intestata al caporedattore. L'indagine si concentra ora sulla dinamica precisa dell'evento e sulle motivazioni che hanno spinto Cappellari a compiere un gesto così estremo.
Al momento, Cappellari è indagato per calunnia e simulazione di reato. Le indagini sono in corso per accertare se l’attentato sia stato un tentativo di depistaggio o un atto premeditato. L'avvocato Roberto Rigoni Stern difende il suo cliente, sostenendo che non ci sono prove concrete a suo carico.