Il dibattito sull’utilizzo delle nuove tecnologie di sorveglianza, in particolare quelle basate sull’intelligenza artificiale e sul riconoscimento facciale, si infiamma nel contesto della discussione sulla proposta di legge degli Act. Le preoccupazioni sono state espresse da diverse forze politiche, con i rappresentanti del Partito Democratico (Pd) che sottolineano la necessità di bilanciare le esigenze di sicurezza con il rispetto dei diritti fondamentali e delle libertà personali.
Le Posizioni Contraddittorie
La dem Deborah Serracchiani, pur riconoscendo l’importanza degli strumenti a disposizione della magistratura e delle forze dell'ordine per le indagini e la sicurezza, evidenzia come l’utilizzo di sistemi di identificazione biometrica e riconoscimento facciale rappresenti un eccesso nell’impiego di tecnologie “estremamente invasive”. L’approccio proposto prevede garanzie rigorose, il controllo preventivo dell’autorità giudiziaria e il rispetto dei principi di necessità e proporzionalità stabiliti dal diritto europeo. Questa posizione si contrappone a quella espressa da Riccardo Magi (+Europa), che avverte del rischio di una “sorveglianza generalizzata” e della cancellazione della privacy dei cittadini, in un allarmistico passaggio da ‘Fratelli d’Italia’ a ‘Grande Fratello d’Italia’.
Anche il senatore del Partito Socialista (Pd), Andrea Sensi, ha espresso cautela, affermando che «non siamo uno stato di polizia, siamo uno stato di diritto». La questione sollevata è quella di non consentire che l'obiettivo di maggiore sicurezza si traduca in un’eccessiva invasione della privacy e dei diritti individuali. Il dibattito evidenzia la complessità di conciliare le esigenze di sicurezza con i principi costituzionali.
La discussione sottolinea l’importanza di una regolamentazione attenta e mirata, che eviti di creare un clima di sospetto e sorveglianza di massa. La questione è cruciale per il futuro delle libertà civili in un'era dominata dalla tecnologia.