La vicenda del presidio convocato da Giorgio Lepore a Bologna in occasione della manifestazione di solidarietà per i familiari di Abdul Fakir ha sollevato un acceso dibattito e ora è al centro di un'istruttoria interna del Ministero dell'Interno. Il Viminale, infatti, ha avviato le verifiche dopo aver appurato la mancanza di coordinamento con Questura e Prefettura riguardo all'utilizzo della piazza in questione il lunedì successivo alla morte di Fakir.
Le contestazioni e le reazioni
Secondo quanto riportato, l'organizzazione del presidio non avrebbe ricevuto un preavviso formale dalle autorità competenti, nonostante il Comune di Bologna avesse dichiarato di essere stato informato in tempo utile. Questa mancanza di comunicazione ha generato forti critiche da parte di esponenti politici come Galeazzo Bignami (FdI), che ha ribadito la richiesta di dimissioni per Lepore, e Carlo Calenda (Azione), suo alleato, che ha espresso la sua disapprovazione.
La situazione ha rapidamente trovato un sostegno inaspettato da parte di numerosi sindaci del centrosinistra, tra cui Gualtieri, Sala, Manfredi e Salis. Questi amministratori locali hanno firmato una lettera congiunta che esprime solidarietà al sindaco Lepore, sottolineando il suo impegno nella richiesta di verità e giustizia. La lettera condanna fermamente le violenze e i danneggiamenti verificatisi durante la manifestazione, attribuendoli esclusivamente ai responsabili.
La vicenda evidenzia la complessità delle dinamiche tra politica locale, forze dell'ordine e associazioni che si manifestano in contesti di forte emotività. Le verifiche del Viminale potrebbero portare a chiarimenti sulle procedure operative e sulla gestione degli eventi pubblici, soprattutto in situazioni di particolare tensione.