Tensione a Washington: Vance-Netanyahu, un rapporto glaciale sotto Biden
Il rapporto tra il vicepresidente americano, JD Vance, e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, si rafforza ulteriormente, evidenziando una crescente frattura all'interno dell’amministrazione Biden. Lunedì, in un momento cruciale a pochi giorni dalle elezioni politiche israeliane, Vance ha formalmente declinato di fornire un endorsement al premier, dichiarando che si concentra sul sostegno ai candidati americani e non intende «immischiarmi nelle elezioni israeliane». Questa decisione, arrivata dopo l'endorsement fornito dal precedente presidente Donald Trump, sottolinea la distanza crescente tra Vance e il governo Netanyahu.
Un’Amministrazione Divisa
La posizione di Vance si inserisce in un quadro più ampio di disaccordo all'interno dell'amministrazione americana. Il vicepresidente è considerato una delle figure più critiche nei confronti del governo israeliano, come dimostrano le sue dichiarazioni passate. Nel giugno dello scorso anno, Vance ha difeso l’accordo statunitense con l’Iran dalle critiche di Netanyahu, sostenendo che Trump era l’unico capo di stato a manifestare simpatia per Israele. Successivamente, ha accusato Israele di orchestrare una campagna volta a far deragliare la diplomazia tra Washington e Teheran.
Disaccordi e Alleanze
Il rapporto conflittuale con Netanyahu non è l'unico aspetto che caratterizza l’operazione di Vance. Il vicepresidente ha anche mantenuto un legame controverso con Tucker Carlson, ex sostenitore di Trump, ora critico dello Stato ebraico. Al contrario, all'interno dell'amministrazione si registrano posizioni più filo-israeliane: Pete Hegseth (capo del Pentagono) e Marco Rubio (Segretario di Stato), anche se quest’ultimo ha mantenuto una posizione defilata. Trump, pur avendo inizialmente fornito l'endorsement, ha avuto un rapporto altalenante con Netanyahu nell'ultimo anno e mezzo.
Implicazioni Politiche
La distanza tra Vance e Netanyahu potrebbe avere implicazioni significative per le prossime primarie presidenziali repubblicane. Il vicepresidente punta a intercettare il voto dei trumpisti delusi e di chi non appoggia Netanyahu, sia a destra che a sinistra. La situazione è complessa e probabilmente influenzerà il corso della campagna elettorale.