Teheran ha annunciato di aver lanciato attacchi missilistici contro basi statunitensi situate negli Emirati Arabi Uniti, specificamente a Bahrein e Kuwait, in seguito all'uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani. L’Iran afferma che gli attacchi sono stati una risposta proporzionata alla presenza militare americana nella regione e alle minacce alla sua sicurezza nazionale.
Il Ministero degli Esteri iraniano ha fornito dettagli sugli obiettivi, identificando le basi di Al AsSalam a Bahrein e la base di Al-Houth al Kuwait come bersagli. Le autorità iraniane hanno affermato che gli attacchi sono stati condotti con missili balistici e che non ci sono state vittime o danni significativi. Tuttavia, l'amministrazione statunitense ha confermato i presunti attacchi, descrivendoli come «provocatori» e annunciando un aumento della presenza militare nella regione per proteggere gli interessi americani.
Questo episodio rientra in una serie di tensioni crescenti tra Iran e Stati Uniti, che hanno raggiunto il culmine con l'uccisione del generale Soleimani a Baghdad nel gennaio 2020. L’operazione militare statunitense, denominata «Operation Martyr of al-Abbas», ha avuto come obiettivo eliminare Soleimani, un importante leader della Forza Quds delle Guardie rivoluzionarie iraniane, e ha portato a una escalation delle tensioni tra i due paesi. La situazione è ulteriormente complicata dalla presenza di altre potenze regionali, come l’Arabia Saudita e gli EAU, che hanno espresso preoccupazione per la sicurezza regionale e il ruolo dell'Iran.
Le basi statunitensi a Bahrein e Kuwait sono utilizzate per sostenere le operazioni militari americane nella regione del Golfo Persico. La presenza americana in queste nazioni è vista da alcuni come un elemento di stabilità e deterrenza, mentre altri la considerano un'interferenza negli affari interni dei paesi coinvolti. Gli attacchi iraniani rappresentano una potenziale escalation delle tensioni regionali e sollevano preoccupazioni per la sicurezza della regione.