Sollecito: 'Mi sento prigioniero dello stigma' e la lettera a Stasi
Raffaele Sollecito, a quasi vent’anni dal delitto di Perugia che ha segnato la sua vita, torna a parlare delle profonde conseguenze psicologiche ed emotive che l’episodio ha generato. In un’intervista a Verissimo, rilasciata domenica scorsa, l’ex studente universitario ha espresso ancora una volta il suo senso di prigionia dovuto allo ‘stigma’ che lo perseguita e che ha condizionato molteplici aspetti della sua esistenza.
Sollecito ha affrontato la questione del caso Garlasco, ribadendo la sua innocenza assoluta, sottolineando l'assenza di prove concrete contro di lui. Ha poi rivelato di aver scritto una lettera a Alberto Stasi, al quale si è sentito vicino e con cui condivideva un sentimento di ingiustizia. ‘Non mi paragono alla sua vicenda,’ ha dichiarato Sollecito, ‘ma all’ingiustizia che c’è dietro’.
L'intervista ha toccato anche il titolo dello spettacolo di stand-up comedy Cartwheel, portato in scena da Amanda Knox, e la sua provocazione legata alla ‘ruota’ fatta in questura. Sollecito ha espresso un giudizio critico: ‘Quello mi arriva un po’ come una provocazione’. Ha poi riflettuto sulla possibilità di mettersi nei panni della famiglia di Meredith Kercher, ricordando un episodio avvenuto durante un viaggio a Gubbio, quando un artista di strada lo scambiò per il padre della bambina che stava accompagnando nel passeggino. L’esperienza, ha raccontato, fu particolarmente sconvolgente.
Nonostante le difficoltà e il peso del passato, Sollecito esprime la sua sfiducia nei confronti dell'Italia e delle sue istituzioni, dichiarando di non voler creare una famiglia nel paese. ‘Non ho nessuna stima dell’Italia,’ ha concluso, ‘e non voglio creare una famiglia qui’.
Approfondimento
L'intervista evidenzia la persistente sofferenza di Raffaele Sollecito a causa delle conseguenze del processo e della percezione dello stigma. La lettera scritta a Alberto Stasi, sebbene non direttamente legata al caso Perugia, riflette un senso di solidarietà verso chi si trova ad affrontare ingiustizie giudiziarie. Il riferimento alla ‘ruota’ fatta in questura sottolinea la controversia che circondò le indagini e l'uso di prove circostanziali.