La Polonia è nel pieno di una crescente crisi politica, innescata dal rifiuto del Presidente Andrzej Duda di giurare i cinque nuovi giudici nominati dalla Corte Costituzionale. Il rifiuto, che ha immediatamente sollevato accuse di interferenza con il potere giudiziario da parte del governo guidato da Donald Tusk, si inserisce in un lungo e complesso conflitto sulle riforme della magistratura avviate dal precedente esecutivo nazionalista PiS.
Le Radici del Conflitto
Il contendere risale a mesi fa, con la coalizione di Tusk determinata a invertire le politiche giudiziarie introdotte dal partito Diritto e Giustizia (PiS), accusato di aver minato l'indipendenza della magistratura. Queste riforme avevano portato alla sospensione da parte dell'Unione Europea dei fondi finanziari, stimati in miliardi di euro, destinati a sostenere lo sviluppo del paese. Il Presidente Nawrocki, legato al PiS, ha ostacolato il processo rifiutando di confermare i giudici eletti, rendendo formalmente inutilizzabili i loro incarichi.
La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che il presidente della Corte Costituzionale, Swieczkowski, ex vice ministro del governo PiS, non ha mai formalizzato il giuramento dei giudici nominati. Questo significa che, secondo la legge polacca, i nuovi giudici non possono esercitare le loro funzioni fino a quando non ricevono l'approvazione del Presidente. La Commissione di Venezia aveva espresso pareri contrastanti sulla questione, ma il governo Tusk insiste sulla necessità di ripristinare lo stato di diritto.
Il caso è particolarmente delicato alla luce della sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea del 2025, che ha rilevato violazioni del diritto europeo riguardanti la composizione e l'indipendenza del Tribunale polacco. La crisi solleva interrogativi sulla stabilità democratica in Polonia e sulle relazioni con l'UE.