Il Piccolo ha riportato un grave fallimento di un progetto di piantagione di bambù in Friuli Venezia Giulia. Circa 12.000 piante, messe a dimora su una superficie di quasi sedici ettari nei pressi dell’isola della Cona, si sono rivelate rapidamente sterili, morendo quasi tutte entro un anno e mezzo dalla semina.
Secondo le indagini del consulente del tribunale, la causa principale del decesso delle piante risiede nelle caratteristiche del terreno. L'area, situata a ridosso della Riserva naturale Foce dell’Isonzo, presenta condizioni geologiche non adatte alla crescita del bambù, rendendo impossibile il suo radicamento e la sua sopravvivenza.
Nonostante ciò, l'azienda promotrice del progetto ha fatto valere il rischio di impresa, assumendosi la responsabilità della piantagione. Tuttavia, l’esito negativo ha portato l'azienda a presentare una richiesta danni nei confronti dei due promotori del progetto, con l'obiettivo di ottenere un risarcimento per le perdite subite. La vicenda evidenzia la complessità delle operazioni agricole e la necessità di valutare attentamente le condizioni ambientali prima di intraprendere progetti di questa portata.
La vicenda solleva interrogativi sulla responsabilità degli operatori nel settore agricolo e sull'importanza di una corretta analisi del territorio. Il caso potrebbe aprire un dibattito sulle pratiche di valutazione del rischio in contesti naturali delicati, con particolare attenzione alla conservazione delle aree protette.