La scomparsa di Mity Simonetto, figura chiave nella costruzione dell'immagine pubblica di Silvio Berlusconi, riapre un capitolo affascinante e spesso oscurato del mondo politico italiano degli anni '80. Simonetto, nata nel 1947 a Milano, fu molto più di una semplice ‘responsabile immagine’; fu l’ideatrice dello stile visivo che avrebbe caratterizzato il Cavaliere, plasmando la sua comunicazione e influenzando profondamente il suo successo.
Prima della sua ascesa politica, Simonetto lavorò per Fininvest, la holding di Berlusconi, dove ideò gli iconici ‘stiletti blu’ – un elemento distintivo del brand Berlusconi che avrebbe dominato la scena televisiva italiana. Come riporta Dario Rivolta, già deputato di Forza Italia e manager biscionico, Simonetto era parte di un trio strettissimo con Gasparotti e Marinella, che plasmavano il berlusconismo nelle sue prime fasi. Questo team si occupava non solo del trucco di Berlusconi – un aspetto cruciale per l'epoca, dove l’immagine personale aveva un peso enorme – ma anche della gestione delle fotografie, definendo quali immagini venissero rilasciate e quali no, esercitando un controllo quasi totale sull’immaginario del leader.
L'approccio di Simonetto era radicalmente nuovo per l’epoca. Invece di concentrarsi su discorsi politici complessi, si focalizzava sulla creazione di un’immagine accessibile e amichevole, utilizzando un linguaggio visivo semplice e confidenziale, come evidenziato dal sondaggista Luigi Crespi che descriveva “Una storia italiana” come ispirata a ‘Grand Hotel’. Questo libro illustrato, creato da Simonetto, fu concepito per raggiungere le masse, presentando il mondo di Berlusconi in modo diretto e coinvolgente. La sua attenzione al dettaglio, dalla scelta dei colori alla gestione delle immagini, contribuì a creare un’immagine del leader che era allo stesso tempo potente e rassicurante.
Le divergenze tra Simonetto e Berlusconi riguardavano principalmente l'uso della cipria, un elemento che il Cavaliere talvolta abusava, mentre lei lo disapprovava. La sua figura, descritta come ‘bella’ e ‘milanese’, era fondamentale per l’universo berlusconiano, dove l’apparenza contava tanto quanto il contenuto. Il suo ruolo si estendeva ben oltre la semplice cura del trucco; includeva la gestione delle fotografie, definendo quali immagini venissero rilasciate e quali no, esercitando un controllo quasi totale sull’immaginario del leader. La sua capacità di creare un'immagine coerente e riconoscibile contribuì in modo significativo al successo politico di Berlusconi.