Damasco è stata colpita ieri da un attentato che ha visto coinvolti due ordigni esplosivi, causando 18 feriti tra cui il viceministro del Turismo e membri delle forze di sicurezza. L'attacco, avvenuto in prossimità del Four Seasons Hotel e del palazzo presidenziale, evidenzia la fragilità della Siria e solleva interrogativi sulla sicurezza durante la visita del presidente Emmanuel Macron.
Le esplosioni, scatenate da ordigni artigianali di tipo IED (Improvised Explosive Device), hanno colpito aree strategiche della capitale. La prima detonazione è avvenuta in un cestino dell'immondizia, mentre la seconda ha avuto luogo all'interno di un minibus parcheggiato a bordo della strada. L’uso di una tecnica di doppia esplosione suggerisce un intento deliberato di massimizzare il numero di vittime e creare un clima di terrore.
Secondo le informazioni raccolte dal ministero dell’Interno, gli ordigni utilizzati sono stati fabbricati da gruppi filo-Assad, probabilmente legati a Hezbollah o all'ISIS. La situazione precaria, aggravata da bassali salari tra i funzionari della sicurezza e dalla corruzione endemica, ha contribuito alla vulnerabilità del paese. L’intento dell’attentato sembra essere quello di minare la credibilità delle nuove autorità di Damasco e segnalare la persistenza delle minacce.
Nonostante l'attacco, la visita di Macron è proseguita come da programma, culminata nella firma di diversi accordi economici simbolici, tra cui il rilascio di beni sequestrati a Rifaat al Assad, lo zio del presidente Bashar al-Assad. Il capo dell’Eliseo ha espresso solidarietà ai siriani e ad al Sharaa, sottolineando l'importanza della resilienza e della diversità del paese. Tuttavia, il fallimento dei dispositivi di sicurezza durante la visita ha sollevato preoccupazioni sulla capacità delle autorità di garantire la sicurezza dei propri rappresentanti.