Il Milan di Stefano Pioli continua a presentare una strana contraddizione nelle prime giornate del campionato. Le vittorie, spesso, nascono da cambi decisivi effettuati nella seconda metà delle partite, mentre i primi 45 minuti sono costantemente segnati da un'assenza di gol e da un'incapacità di imporre il proprio gioco.
La tendenza è evidente: la squadra parte con moduli e scelte che non sempre si traducono in prestazioni brillanti. L'inserimento di Rabiot e Modric nella partita contro il Toro, ad esempio, ha portato al vantaggio finale dopo oltre un’ora di gioco. Nella sfida contro il Venezia, lo stesso Rabiot, entrato in panchina sullo 0-0, è stato determinante per il successo con due gol negli ultimi venti minuti. Anche contro la Juventus, i tre cambi effettuati dopo un'ora hanno sbloccato l'azione decisiva.
L’eccezione riguarda la partita di andata in Portogallo, dove i cambi hanno effettivamente migliorato il gioco del Milan, ma non sono riusciti a portare al gol. Questo suggerisce una difficoltà nel trovare la giusta combinazione tra giocatori e tattiche per creare occasioni da gol nei primi tempi. La decisione di Amorim di sterzare nella Lazio, con l'ingresso di Musah, Moreira e Pulisic, ha rappresentato un cambio di passo significativo, portando il Milan a pareggiare e quasi vincere la partita.
La questione centrale rimane quella della gestione dei cambi. Il mister sembra avere difficoltà nel trovare il momento giusto per inserire i giocatori giusti, spesso aspettando che la partita sia già in corso prima di apportare modifiche significative. Questo crea un'incertezza e una mancanza di coerenza nella strategia del Milan.