A Montevago, in provincia di Agrigento, la sindaca ha fermato un presunto matrimonio tra una 29enne seguita dai servizi sociali e un tunisino di 26 anni irregolare. L'intervento si è verificato lo scorso 10 agosto, quando la celebrazione fissata per l’11 agosto è stata differita. La decisione è scaturita da una segnalazione che sollevava il sospetto di un matrimonio combinato e di un pagamento di 8mila euro da parte del futuro sposo al padre della giovane donna.
L'intervento della Sindaca e le Segnalazioni
La sindaca, citata dalla fonte, ha dichiarato di aver ricevuto una segnalazione “seria” e di non poter “voltarmi dall’altra parte”. Ha immediatamente contattato il prefetto per proteggere la ragazza, sottolineando la sua fragilità e il fatto che era già nota ai servizi sociali. Nonostante le affermazioni del padre che negava qualsiasi coinvolgimento finanziario e l'assenza di un matrimonio combinato, la sindaca ha agito con cautela, ordinando un provvedimento di cautela. La situazione è ulteriormente complicata dalla posizione irregolare del tunisino, destinatario di provvedimenti di respingimento ed espulsione.
La Procura di Sciacca ha avviato un’inchiesta e il 26enne è sottoposto all'obbligo di firma. La Prefettura di Agrigento conferma che il tunisino si trova in Italia senza permesso di soggiorno e con precedenti provvedimenti contro la sua presenza nel territorio italiano. Il caso evidenzia la necessità di monitoraggio sociale dei soggetti vulnerabili e l’importanza di segnalare tempestivamente situazioni potenzialmente a rischio.
La vicenda solleva interrogativi sulla dinamica delle relazioni interettoriali e sulle possibili forme di sfruttamento che possono manifestarsi in contesti di irregolarità. L'intervento della sindaca, pur motivato dalla protezione di una persona vulnerabile, apre un dibattito più ampio sul ruolo dei comuni nella gestione dei flussi migratori e sulla necessità di coordinamento tra le diverse istituzioni.