La Strategia di Controllo e la Repressione
Il 10 ottobre a New Delhi, l’atmosfera era palpabile: strade bloccate, controlli d’identità serrati e una presenza massiccia di forze dell'ordine. Questa scena, simile ai lockdown imposti durante la pandemia, accompagnava le proteste del movimento studentesco ‘Partito degli Scarafaggi’, nato dalla revisione delle liste elettorali che ha privato di diritto di voto 130 milioni di persone.
L’azione governativa si è manifestata con una strategia volta a neutralizzare qualsiasi forma di dissenso. Come durante la pandemia, sono state cancellate oltre 250 tratte ferroviarie, vietati gli assembramenti e fermati circa 5.000 potenziali manifestanti. Questa tattica, apparentemente ispirata alla gestione della crisi Covid-19, ha rivelato una preoccupazione profonda per la possibilità di proteste di massa.
Il Confronto tra Strategie
La situazione a New Delhi ha evidenziato un contrasto significativo. Da un lato, l'ondata di repressione governativa; dall’altro, la resilienza dei manifestanti, che hanno organizzato proteste nel cavalcavia di Safdarjung e in altri punti della città. L’Aisa (All India Students’ Association) ha dimostrato una capacità di adattamento, individuando luoghi di protesta come Dilli Haat, facilmente accessibile tramite metropolitana, e operando solo quando il servizio era attivo.
La sorveglianza e la repressione hanno raggiunto un punto culminante con l'arresto della leader dell’Aisa, Neha Bora. Il tentativo di rintracciarla, con messaggi recapitati personalmente e l'utilizzo di luoghi di ritrovo segreti, testimonia la determinazione del governo a neutralizzare qualsiasi forma di opposizione organizzata.
Il governo Modi sembra intrappolato in un loop: cerca di prevenire le proteste attraverso misure restrittive, ma queste misure alimentano solo il risentimento e la frustrazione, dando vita a nuove forme di resistenza. La situazione solleva interrogativi sulla legittimità del mandato governativo e sulla libertà di espressione in India.