Due braccianti pakistani hanno denunciato il caporale Muhammad Suleman, portando alla luce una rete di sfruttamento nel settore vitivinicolo del Trentino. Dopo essere stati minacciati e aggrediti, i due uomini hanno deciso di denunciare le violenze e le pretese di denaro da parte di Suleman, che gestiva un gruppo di lavoratori in nero per conto di aziende agricole locali.
La situazione è precipitata quando i braccianti, dopo aver ricevuto minacce e subìto aggressioni, sono stati abbandonati dall'azienda agricola che li impiegava, senza ricevere alcun risarcimento per le lesioni fisiche e il trauma subito. La Cgil denuncia una responsabilità del datore di lavoro e sottolinea l'inaccettabilità della situazione, evidenziando come i lavoratori siano stati costretti al silenzio per paura di ritorsioni.
Le indagini, avviate a seguito delle denunce, hanno portato all'arresto di Suleman e alla luce di dettagli preoccupanti sull'organizzazione del caporalato nella zona. Si è scoperto che Suleman agiva come intermediario tra le aziende agricole e i braccianti pakistani, imponendo condizioni di lavoro precarie e sfruttando la loro vulnerabilità. Le indagini sono in corso per identificare tutti gli individui coinvolti nella rete di caporalato.
La vicenda solleva interrogativi sulla responsabilità delle aziende agricole che utilizzano manodopera stagionale e sull'efficacia dei controlli da parte delle autorità locali. La Flai Cgil ha chiesto un intervento immediato per tutelare i diritti dei lavoratori e contrastare il caporalato, denunciando la mancanza di tutele per i braccianti impiegati nel settore agricolo.