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Infermiera lascia ospedale per partita IVA: un trend in crescita nel Servizio Sanitario Regionale

09 Luglio 2026 • 2 min
Infermiera lascia ospedale per partita IVA: un trend in crescita nel Servizio Sanitario Regionale
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Indice

    Giulia Pitino, infermiera del Policlinico San Matteo di Pavia, ha deciso di lasciare il suo posto fisso all'Asst di Pavia per avviare una propria attività professionale come partita IVA. Questa scelta, che si aggiunge a un trend in crescita tra i dipendenti del Servizio Sanitario Regionale (SSR) nel 2024, evidenzia una crescente insoddisfazione per le condizioni lavorative e la mancanza di riconoscimento professionale.

    Il contesto: un aumento di dimissioni e nuove forme di lavoro

    Secondo i dati del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, nel 2024 ben 4.188 dipendenti del SSR hanno lasciato il posto fisso, una cifra significativa che supera le semplici dimissioni per pensionamento o trasferimento. Questo aumento riflette un desiderio di maggiore autonomia e flessibilità da parte dei professionisti sanitari, spinti anche dalla difficoltà a conciliare vita privata e lavoro, come nel caso di Pitino, che ha dovuto affrontare il mancato supporto per la presenza del figlio alla recita dell'asilo.

    La decisione di Pitino non è stata presa all’improvviso. Dopo anni di servizio in oncologia, dove ha acquisito competenze specialistiche e imparato a gestire situazioni di emergenza, si è resa conto che il lavoro le stava impedendo di vivere appieno la sua vita familiare. Il forte carico di turni, la disorganizzazione e l'impossibilità di partecipare agli eventi importanti della famiglia hanno portato alla decisione di dare priorità al suo ruolo di genitore.

    L’infermiera ha scelto di avviare una propria attività, denominata «Intuitiva salute», offrendo servizi di assistenza infermieristica sia in strutture private che a domicilio. Questa scelta le permette di gestire autonomamente gli orari e la disponibilità, riducendo lo stress e migliorando l'equilibrio tra lavoro e vita privata. Il monte ore lavorativo rimane simile a quello del posto fisso (150/160 al mese), ma l’autonomia decisionale e la possibilità di concentrarsi su attività che le appassionano contribuiscono ad aumentare il suo benessere professionale.

    Il caso di Pitino, come quello di molti altri professionisti sanitari, solleva interrogativi importanti sul futuro del Servizio Sanitario Regionale. La fuga dei talenti e la crescente tendenza a cercare forme di lavoro alternative mettono in luce la necessità per le istituzioni sanitarie di ripensare il proprio modello organizzativo, tenendo conto delle esigenze dei dipendenti e promuovendo un ambiente di lavoro più attrattivo e sostenibile.

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    Nota di Trasparenza: Questo articolo è stato elaborato da un sistema di Intelligenza Artificiale basandosi sulla fonte originale: Corriere. Leggi originale →

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