Donald Trump: un piano per piegare l’Iran?
L'ambizione del presidente statunitense Donald Trump di ‘piegare’ l’Iran attraverso una campagna economica massiccia sembra sempre più messa in discussione. Nonostante le dichiarazioni aggressive e le nuove sanzioni, la capacità degli Stati Uniti di imporre il proprio volere al regime iraniano è seriamente compromessa da una combinazione di fattori: la perdita di credibilità, l'influenza crescente della Cina e la resilienza dell'Iran stesso.
Le Nuove Sanzioni e il Problema della Credibilità
La strategia più recente, annunciata dal segretario al Tesoro Scott Miller, prevede un divieto totale per i paesi occidentali di avere rapporti economici con Teheran. Questa mossa unilaterale, presentata come universale, solleva dubbi sulla credibilità di Trump e sul suo impegno a mantenere gli accordi internazionali. Il Wall Street Journal ha infatti evidenziato il ‘problema di credibilità’ che incombe sulla politica statunitense.
L'Impatto della Cina
La vera sfida per Trump, tuttavia, non è rappresentata dagli alleati occidentali, ma dall'ascesa della Cina come partner strategico dell'Iran. Pechino ha sfruttato il bisogno di Teheran di finanziamenti e mercati, diventando un importante acquirente di petrolio iraniano attraverso l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. La minaccia di restrizioni sulle terre rare da parte della Cina rende ancora più difficile per Trump imporre sanzioni efficaci.
L'Iran: Resilienza e Strategie di Aggiramento
L’Iran, abituato a decenni di sanzioni, ha dimostrato una notevole capacità di aggirarle. Grazie alle sue frontiere terrestri con Turchia e Pakistan, e al collegamento con la Russia attraverso il Mar Caspio, l'Iran riesce a mantenere le rotte commerciali nonostante le pressioni internazionali. Inoltre, i leader iraniani, appartenenti all’ala più dura dei Guardiani della Rivoluzione, sono consapevoli dell’impossibilità per Trump di riprendere la guerra, data la mancanza di missili e il contesto politico interno.