Il calcio italiano sta vivendo una fase di profondo squilibrio territoriale. Un’analisi dettagliata della composizione delle squadre di Serie A, basata sulla città di nascita dei giocatori, evidenzia un dominio marcato da parte del Nord e un evidente declino del Sud.
L'esempio più lampante è rappresentato dai fratelli Esposito, cresciuti a Brescia ma con legami profondi con la cultura calcistica nazionale. La loro presenza, insieme a quella di altri giocatori provenienti da regioni settentrionali, contribuisce a creare un’equazione in cui il Nord detiene la maggioranza delle quote di mercato e delle rappresentanze chiave nel campionato.
Il centro del gioco, ad esempio, è quasi interamente lombardo-emiliano-romano (Tonali, Fagioli, Frattesi), mentre la difesa si affida prevalentemente a talenti provenienti da Lombardia e Piemonte. Il Sud, invece, fatica a fornire un contributo significativo, con solo poche eccezioni come Gigio Donnarumma, legato alla tradizione campana.
Questa disparità territoriale solleva interrogativi sul futuro del calcio italiano e sulle possibili cause di questa polarizzazione. La crisi economica e sociale che affligge molte regioni meridionali potrebbe essere un fattore determinante, ma anche la concentrazione di risorse e opportunità nel Nord ha giocato un ruolo cruciale.