Verona – Il Tribunale civile di Verona ha accolto il ricorso del primario medico, ottenendo la revoca della donazione di un appartamento di circa 250mila euro. L’immobile, donato nel 2021 dalla moglie, era stato oggetto di una serie di comportamenti ritenuti ingratitudine e offensivi dal giudice. La vicenda è scaturita da una combinazione di eventi: l'atto di donazione, la successiva separazione giudiziale e il divorzio, ma soprattutto una serie di infedeltà coniugali che si sono verificate all’interno della casa donata e che hanno coinvolto non solo la moglie, ma anche colleghi del marito. Il giudice Biancamaria Biondo ha ritenuto grave l'offesa, valutando in particolare il fatto che la donna avesse taciuto il primo tradimento al momento dell’atto di donazione e successivamente abbia utilizzato la casa come luogo per incontri con l’amante, esibendolo a una pubblica mortificazione professionale.
Secondo quanto riportato dal resoconto processuale, la moglie aveva intrattenuto relazioni extraconiugali con persone che lavoravano con il marito, e le sue azioni sono state considerate un'ingiuria grave ai danni del donante. Il giudice ha sottolineato come l’offesa fosse stata aggravata dalla reiterazione dei rapporti adulterini, tutti intercorsi con soggetti operanti nel settore sanitario, e dal fatto che la donna avesse utilizzato la casa donata per tali incontri. La decisione si basa sull'articolo 801 del codice civile, che prevede la revoca della donazione in caso di ingratitudine grave.
L’avvocato Francesco Parise ha spiegato che l’ingiuria grave non è solo un semplice insulto o tradimento isolato, ma un comportamento palese che manifesta sprezzo per la dignità del donante e ne calpesta il valore morale. Il caso evidenzia come, in determinate circostanze, il gesto di ingratitudine possa essere interpretato come un atto meritevole di sanzione legale.
Il Tribunale di Pordenone aveva già dichiarato la separazione dei coniugi con addebito alla moglie per violazione dell’obbligo di fedeltà. La revoca della donazione rappresenta quindi il culmine di una serie di eventi che hanno portato il giudice a ritenere inaccettabile l'atteggiamento della donna nei confronti del marito.