Il vertice Russia-Africa a Mosca ha evidenziato una crescente dipendenza di diversi paesi africani dalla collaborazione militare con la Russia. Sebbene gli scambi commerciali tra i due continenti siano inferiori rispetto a quelli con Cina, Stati Uniti e Regno Unito, la Russia si è affermata come partner strategico per governi che hanno abbandonato le relazioni occidentali. Solo 22 capi di stato africani hanno partecipato all'evento, un calo rispetto ai 43 del 2019, ma non riflette una diminuzione dell’influenza russa, che si concentra sulla fornitura di armi e supporto alle giunte al potere in Mali, Burkina Faso, Niger, Repubblica Centrafricana, Sudan e Guinea Equatoriale.
Il presidente Putin ha promesso un raddoppio degli scambi commerciali entro il 2030, ma la guerra in Ucraina limita questa ambizione. La Russia sfrutta la sua posizione per garantire l’accesso a risorse strategiche come oro, litio e bauxite, investendo in progetti di estrazione in paesi chiave. Parallelamente, Mosca si presenta come mediatore diplomatico, nonostante le accuse di violazioni dei diritti umani da parte delle forze russe e il reclutamento di cittadini africani per combattere in Ucraina.
Le preoccupazioni riguardano anche l'impatto sulle popolazioni civili, con segnalazioni di attacchi indiscriminati da parte delle forze maliane e dell’Africa Corps russo. Il reclutamento di combattenti africani nell'esercito russo è aumentato significativamente, alimentando ulteriormente le tensioni regionali. La Russia ha intensificato la sua presenza mediatica attraverso l'agenzia Sputnik, aprendo nuove sedi in diverse città africane e promuovendo una narrazione che mette in discussione l’influenza occidentale.
La situazione è complessa, con il potenziale per un rafforzamento dell’influenza russa in Africa, ma anche con rischi significativi per la stabilità regionale e i diritti umani. Il sostegno militare russo ha contribuito a mantenere alcuni governi al potere, ma non ha risolto le cause profonde dei conflitti.