Il Mito dell’Antipatico
Roma – L’immagine più iconica di Pontormo, e che ne racchiude al meglio l'enigmatica personalità, è senza dubbio quella della sua casa in Via della Colonna a Firenze. Testimonianze contemporanee descrivono un abitazione al primo piano di un edificio privo di porte e senza accesso diretto dalla strada. Il pittore, infatti, poteva semplicemente utilizzare un sistema di carrucole per sollevare la scala che rappresentava l’unico collegamento con il mondo esterno, isolandosi completamente quando non lo desiderava. Questo comportamento, interpretato come una perfetta misantropia, è in gran parte dovuto alle cronache di Giorgio Vasari, il celebre storico dell'arte, che nel secondo metà del XVI secolo pubblicò un libro che per secoli è rimasto un punto di riferimento imprescindibile per chiunque volesse comprendere gli artisti italiani, da Giotto a Michelangelo.
L’Eco di Buonarroti
È probabilmente con il grande Buonarroto che dovremmo iniziare se vogliamo capire Pontormo: sia l'uomo e il pittore come realmente era, sia le storie che lo ritraggono come eccentrico, antisociale. Quando il giovane Jacopo Carucci da Pontormo arrivò a Firenze intorno al 1510, era possibile incontrare tre dei grandi geni dell’epoca nelle strade della città: Raffaello, Leonardo e Michelangelo. Questi tre uomini non erano semplicemente gli artisti più brillanti del loro tempo; incarnavano anche lo spirito del Rinascimento, la culminazione di un lungo percorso che aveva riportato la civiltà alle vette raggiunte dagli antichi – vette ritenute perdute con le invasioni barbariche e la caduta di Roma.
Il Genio Imitativo: La Nascita del Manierismo
L’idea era quindi in atto che la pittura potesse fare poco più che imitare questi grandi figure; che gli artisti dovessero dipingere a modo dei maestri, senza mai eccederli, perché superare loro era semplicemente impossibile. Nacque così il Manierismo. Pontormo divenne uno dei suoi principali esponenti, insieme a Rosso Fiorentino, Parmigianino, Bronzino, Sebastiano del Piombo e molti altri.
Anche Michelangelo può essere considerato un manierista. Per i suoi contemporanei, rappresentava l'artista universale, l’ideale di ciò che un artista dovesse essere, piuttosto che semplicemente un artista, per quanto magnifico. In un certo senso, fu la prima persona a imitare Michelangelo, ed è stato anche il primo ad assicurarsi diligentemente che il mondo celebrasse il suo mito, fornendo ai suoi contemporanei una miriade di materiali biografici oltre a opere d'arte sublimi. L’artista era noto per diverse eccentricità: i suoi vestiti trasandati, l'igiene personale non sempre impeccabile, scatti d'ira e molto altro.
Il Diario dell’Artista
L'idea conseguente prese piede che un pittore veramente illustre dovesse mostrare vizi e peculiarità insieme a una personalità capricciosa. Molti furono convinti che questo fosse il modo per essere visti come un genio e raggiungere la fama. Ciò non significa che Pontormo appartenesse a questa categoria semplicemente perché tirava su la sua scala quando non voleva essere disturbato. Tuttavia, lui e la sua cerchia erano anche noti come gli “eccentrici fiorentini”, un nome che evidenziava il loro modo distintivo di rompere con le convenzioni. Un altro testamento famoso del carattere peculiare di Pontormo è il cosiddetto