Slow Food Italia ha lanciato un appello urgente ai governi e ai decisori politici in vista della COP31, sottolineando l’esigenza di una svolta radicale verso l’agroecologia come risposta alla crisi climatica e all’impennata dei prezzi alimentari. L’organizzazione evidenzia le contraddizioni del sistema alimentare attuale, basato su scarsa biodiversità, input chimici intensivi e filiere concentrate, che si sono aggravate con gli eventi climatici estremi.
La crisi climatica, insieme alle tensioni geopolitiche, ha messo in luce la fragilità del modello agricolo dominante. Secondo Slow Food, la soluzione risiede nell’investimento in una transizione agroecologica, sostenuta da esperienze concrete che stanno già dimostrando resilienza e capacità di adattamento. L'organizzazione critica l'incapacità dei governi di rispondere alle emergenze, sottolineando come l'impennata dei prezzi alimentari rappresenti un costo diretto del fallimento delle politiche sociali sul clima.
Edward Mukiibi, presidente di Slow Food, ha dichiarato che «il cambiamento climatico non è soltanto una questione ambientale: l’impennata dei prezzi alimentari rappresenta uno dei costi più evidenti del fallimento delle politiche sociali sul clima». Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, ha aggiunto che «le infrastrutture e i piani per le emergenze devono certamente essere attualizzati in funzione del rischio reale, ma c’è un’analisi ancor più strategica che si impone: domandarsi cosa rende fragili i territori e come le comunità possono tutelarsi dall’insicurezza alimentare».
Slow Food invita i governi a smettere di rispondere solo alle emergenze e a convertire la rotta all’agroecologia, garantendo alle nuove generazioni il futuro a cui hanno diritto. L'organizzazione sottolinea come le comunità contadine che gestiscono sistemi agroecologici siano strutturalmente più resilienti alla crisi climatica e più stabili contro l’insicurezza alimentare.