Secondo l’analisi di Ferruccio de Bortoli, pubblicata su Il Foglio, il potere d’acquisto dei salari italiani è in forte calo, con un deficit del 6,1% rispetto al 2021. Questa situazione, evidenziata da dati Ocse, prevede ulteriori riduzioni nell'anno corrente e un lieve miglioramento solo nel prossimo.
Cause e Conseguenze
Il ritardo cronico nei rinnovi dei contratti collettivi, unitamente all’inflazione, è il principale responsabile di questa erosione del potere d'acquisto. De Bortoli sottolinea come la situazione rischia di aggravarsi ulteriormente con l'attuale ondata inflazionistica. La mancanza di una politica salariale adeguata minaccia il benessere dei lavoratori e potrebbe generare un impatto negativo sulla domanda interna.
L’economista propone un ‘patto per la fabbrica’ basato su produttività, rappresentanza e partecipazione, oltre a rafforzare i sindacati. Critica le proposte di detassazione degli aumenti salariali e il ritorno alla scala mobile, considerandoli soluzioni rischiose che potrebbero innescare spirali inflazionistiche. Sottolinea l'importanza della frammentazione degli attori economici come fattore di debolezza per la contrattazione.
Il governo potrebbe utilizzare la minaccia di sospensioni dei sussidi produttivi non rinnovati come strumento di pressione, ma De Bortoli avverte sui rischi di una politica eccessivamente flessibile che potrebbe danneggiare i lavoratori. La situazione richiede un intervento deciso per garantire un adeguato livello di salario e proteggere il potere d’acquisto.
L'articolo conclude con un appello alla necessità di una riforma strutturale del mercato del lavoro, capace di coniugare la flessibilità con la tutela dei diritti dei lavoratori. La frammentazione degli attori, sia dal punto di vista sindacale che datoriale, rappresenta un ostacolo alla contrattazione e alla definizione di politiche salariali efficaci.