Il divario salariale tra uomini e donne in Italia persiste, con una differenza media del 17,4% a favore degli uomini. Questa disparità è radicata nei contratti nazionali di lavoro, risalenti al 1963, che perpetuano un sistema retributivo distorto.
Settori come il bancario, assicurativo e immobiliare presentano i pay gap più elevati, con differenze medie di oltre il 20%. Anche le professioni legali, contabili, tecniche e di ricerca sono caratterizzate da disparità salariali significative.
- Settore Bancario/Assicurativo: Differenza media del 21,8%
- Immobiliare: Differenza media del 21%
- Professioni Legali/Tecniche/Ricerca: Differenza media del 23,4%
La nuova direttiva europea (970/2023) obbliga le aziende a garantire la parità di retribuzione e a rendere trasparenti i criteri di valutazione. L'Italia è tra i primi paesi ad averla recepita, ma l'applicazione solleva dubbi sulla trasparenza dei contratti collettivi e sull'onere della prova in caso di discriminazione.
La legge italiana prevede che l’applicazione di un contratto nazionale di lavoro sia automaticamente in regola, limitando la possibilità di ottenere informazioni sui superminimi ad personam. Questo ostacola il riconoscimento delle discriminazioni basate sulle promozioni.