L'attuale resistenza dell'Iran all'attacco congiunto di Stati Uniti e potenze regionali, protrattasi per quasi nove mesi, ha rafforzato la leadership iraniana e consolidato la sua posizione nella richiesta di una risoluzione della guerra attraverso la fine delle sanzioni e il controllo dello stretto di Hormuz. Secondo Karim Sadjadpour del Carnegie Endowment for International Peace, un analista di spicco nel campo degli studi sull'Iran, le speranze di una svolta militare da parte di figure come Donald Trump appaiono infondate.
Le Sfide per un Cambiamento di Scenario
Sadjadpour esprime scetticismo sulla possibilità che un'azione militare, definita « un colpo decisivo », possa costringere gli iraniani a cedere. L'analista sottolinea la necessità di condizioni specifiche per una potenziale evoluzione della situazione: una pressione economica esistenziale combinata con una via diplomatica chiara e limitata. Il governo iraniano non accetterebbe cambiamenti nella propria identità nazionale, rendendo vani tentativi di forzare un compromesso.
La chiave, secondo Sadjadpour, risiede in una « formula piuttosto chiara » che tenga conto della situazione economica iraniana e offra una via d'uscita diplomatica. Solo in questo scenario, dove il governo iraniano si trova ad affrontare una pressione economica senza precedenti, unita a una soluzione diplomatica definita, si potrebbe ottenere un risultato concreto.
La stabilità della leadership iraniana, rafforzata dalla resistenza e dalla chiara definizione delle proprie priorità, suggerisce che un semplice cambio di governo in Israele o negli Stati Uniti non porterà a una risoluzione immediata del conflitto. La guerra, quindi, potrebbe continuare, alimentata da interessi geopolitici complessi e da una diffida reciproca tra le parti.