Un pensionato trentino ha ottenuto ragione dall’Inps in una disputa che ha visto il recupero tentato di quasi 19.000 euro, un importo pari a un'intera annualità della sua pensione. La vicenda, riportata dal Corriere del Trentino, illustra la complessità delle regole relative alla compatibilità tra reddito da lavoro e prestazioni pensionistiche.
La Storia
L’uomo, ex dipendente di una società di trasporti in pensione nel 2021, ha accettato di sostituire temporaneamente un collega per motivi personali. Le consegne, effettuate tra maggio e settembre del 2022, hanno generato un compenso totale di soli 189 euro, versati tramite bonifici bancari. L’Inps ha contestato immediatamente la compatibilità di questa attività con il suo reddito pensionistico.
Il primo accertamento, nel gennaio 2024, aveva portato a una richiesta iniziale superiore ai 41.000 euro, successivamente ricalcolata fino a 18.908 euro. Il giudice del lavoro ha però stabilito che l’Inps non poteva recuperare automaticamente un intero anno di pensione per un’attività durata solo pochi giorni. La decisione si basa sul principio della proporzionalità, richiedendo il recupero solo in relazione al periodo effettivamente lavorato e obbligando l'istituto a restituire le somme già trattenute.
La vicenda ha sollevato interrogativi sulla rigidità delle procedure dell’Inps e sull’impatto di attività occasionali sul reddito pensionistico. Il caso evidenzia la necessità di una maggiore flessibilità nell'interpretazione delle normative per evitare ingiustizie verso i pensionati che, pur lavorando, non possono essere penalizzati eccessivamente.