Il campo largo a Napoli si riunisce per affrontare il tema delle spese militari, con Angelo Bonelli (Avs) che esprime una forte opposizione allo strumento finanziario europeo Safe e alle politiche di riarmo degli Stati membri. La discussione, in corso anche nel contesto del vertice Nato ad Ankara, evidenzia una frattura interna al centrosinistra sull'approccio alla difesa europea.
Il ‘No’ di Bonelli e la Critica al Safe
Angelo Bonelli, co-fondatore di Avs, dichiara un fermo “no” al Safe, definendolo una forma di riarmo degli Stati membri. Sottolinea che l'approccio a politiche individuali di rafforzamento militare crea squilibri e ostacola la creazione di una politica estera e di difesa comune Ue, considerata ‘irrisolta e urgente’. Il deputato ed ex ministro dem Piero Fassino, invece, sostiene un “sì” convinto al Safe, riconoscendo il potenziale del finanziamento per gli investimenti nel settore della difesa. Tuttavia, Bonelli evidenzia che la situazione attuale, con l'approvazione di piani di investimento a livello nazionale, come quello tedesco da 500 miliardi di euro, rende superfluo il Safe e mette in discussione la reale necessità di un ulteriore finanziamento europeo.
Il ‘no’ di Avs al Safe si basa su una valutazione critica delle spese militari globali, che raggiungono i 2887 miliardi di dollari annui tra il 2025 e il 2026. Bonelli sottolinea come questo dato smentisca l'idea che la preparazione militare sia strettamente legata alla pace, evidenziando l'aumento dei conflitti e dell’instabilità geopolitica ed economica. Il partito Avs si batte per una politica estera di difesa comune, ma con un forte accento sul rispetto del diritto internazionale e sulla ricostruzione di un quadro di relazioni equilibrato.
Il programma futuribile del campo largo prevede che, in caso di vittoria alle elezioni, non si assumeranno acriticamente le decisioni di Giorgia Meloni sul 5 per cento del PIL destinato alla difesa. Inoltre, il partito è favorevole a una politica estera di difesa comune, ma non disgiunta dal rispetto delle norme internazionali. Bonelli evidenzia che la divisione su questi temi riguarda principalmente la destra, rappresentata da Lega e FdI, piuttosto che le forze di centrosinistra.
L'Italia sta già investendo 34 miliardi di euro all’anno in spese militari, oltre a 13 miliardi in programmi di armamenti e 130 miliardi per i prossimi 15 anni. Questo nonostante il dibattito sul 5 per cento del PIL. Bonelli critica l'approccio nazionale, che porta a un ‘riarmo paese per paese’ e mette a rischio la creazione di una politica estera europea coordinata.