Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ufficialmente respinto il piano in 15 punti proposto dal presidente Donald Trump per la situazione a Gaza, dichiarando che l'operazione si fermerà solo una volta raggiunto il completo disarmo di Hamas. La decisione, annunciata domenica tramite l'emittente pubblica israeliana Kan, segna un punto di svolta nelle delicate negoziazioni tra Israele e gli Stati Uniti sulla gestione del conflitto.
La Risposta Israeliana: Priorità al Disarmo
Nonostante gli sforzi degli Stati Uniti per raggiungere un accordo con Hamas, che prevede il disarmo dell'organizzazione e il trasferimento del controllo politico e militare di Gaza a un governo tecnico palestinese, Israele ha espresso inequivocabilmente la sua posizione. Netanyahu ha ribadito che nessun ritiro da Gaza sarà considerato fino a quando Hamas non avrà cessato di esistere come forza operativa. Questa affermazione sottolinea l'impegno israeliano a mantenere il controllo sulla regione e a prevenire future minacce.
Il rifiuto del piano di Trump arriva in un contesto di intense operazioni militari israeliane a Gaza, che hanno causato pesanti perdite umane. Secondo dati ufficiali, oltre 1.200 persone sono state uccise, tra cui almeno 300 bambini, da quando Israele ha lanciato l'operazione militare dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre. La situazione umanitaria a Gaza rimane critica, con un numero crescente di sfollati interni e difficoltà nell'accesso ai beni essenziali.
L'accordo proposto da Trump richiederebbe ancora diversi passaggi da compiere nei prossimi sette-otto mesi, ma il governo israeliano ha espresso scetticismo sulla sua fattibilità, data la riluttanza di Hamas a disarmarsi. La decisione di Netanyahu rappresenta un ostacolo significativo alla ricerca di una soluzione politica al conflitto e solleva interrogativi sul futuro del processo di pace.