Giorgia Meloni ha istituito una ‘war room’ improvvisata su WhatsApp a notte fonda per monitorare lo spoglio delle elezioni americane, in seguito alla vittoria di Donald Trump. I consiglieri del partito e i vertici di Fratelli d'Italia sono stati incaricati di evitare qualsiasi intervento nel voto statunitense, definendo tale comportamento «una forma di ingerenza». La premier ha espresso il pensiero incastonato in un dossier riservato: «No alle tifoserie», sottolineando l’importanza di non ripetere gli errori del passato.
La gestione della comunicazione è stata affidata al partito, con riunioni tra Arianna Meloni, Giovanni Donzelli e i capigruppo. Carlo Fidanza ha fornito la linea, affermando che i cittadini americani hanno espresso un verdetto chiaro e inequivocabile. La strategia prevede di spostare l’attenzione su altri campi, iniziando con figure politiche come Conte, Schlein e compagnia, considerati «afflitti dal bisogno di festeggiare qualcosa». Meloni ha ribadito il rispetto per gli Stati Uniti, riconoscendo le «recenti tensioni» con Trump e collegandole alle difficoltà economiche del Paese.
Una delegazione di 26 congressmen, tra cui Jay Obernolte e Blake Moore, è arrivata a Roma per un dibattito sulla NATO. Anche Andy Barr, che prenderà il posto di Mitch McConnell al Senato, fa parte della missione. Zach Nunn, recentemente sconfitto in Iowa, sarà accolto con una «doccia fredda» in aereo. L'incontro rappresenta un tentativo da parte di Meloni di rafforzare il dialogo con la destra americana, meno incline a sostenere le posizioni più radicali di Trump.
La premier ha espresso la volontà di evitare di essere considerata una «tifo» e ha sottolineato l’importanza di un approccio istituzionale al rapporto con il Partito Repubblicano. La delegazione statunitense è arrivata in un momento delicato, con il Paese alle prese con inflazione e rincari energetici, e Meloni ha cercato di minimizzare l'impatto delle elezioni americane sulla situazione interna.